RACCONTO LA STORIA

EDITORIALE 1/2020

SALVATI NEL DESERTO

Qualche anno fa, invitato ad una festa da un amico avvocato a cui il mio Ordine doveva gratitudine, fui prelevato da suo genero e sua figlia, docente universitaria di letteratura spagnola. Fu facile iniziare a parlare per un po’ la lingua di Cervantes e, soprattutto, del mio amato Federico Garcia Lorca. Ascoltandomi declamare La cancion de la dulce queja (La canzone della dolce pena), la laica prof. parve trasformarsi in un’austera suora, boss di un educandato femminile anni ’50, e rilevò con severità inaspettata che Garcia Lorca “non era proprio un poeta cattolico”. Le risposi d’istinto: “Può darsi. Ma sa, io non frequento solo gente della mia parrocchia!”. Il marito scoppiò a ridere, e dopo qualche reticenza anche lei. Ho pensato a questo piccolo episodio mentre osavo aprire l’articolo di fondo di questo numero con Carl Gustav Jung. Non è un nostro parrocchiano. E definire la sua teologia diventa impresa difficile. È certo, tuttavia, che era figlio di un pastore protestante e che Dio e l’uomo sono entrambi ben presenti nella sua vita e nella sua monumentale opera scientifica.

Il tema del deserto affascina l’area antropologica ed è presente con evidenza nella tradizione biblica, sia nell’Antico quanto nel Nuovo Testamento. I nostri collaboratori consueti hanno fatto risplendere entrambi gli aspetti. Pina Spicciato cita il Piccolo Principe: “Il deserto è bello […] Ci si siede su una duna di sabbia. Non si vede nulla. Non si sente nulla. E tuttavia qualche cosa risplende in silenzio… Ciò che abbellisce il deserto […] è che nasconde un pozzo in qualche luogo”. Anna Pia Viola, sulla stessa linea, esprime in sintesi il deserto: “Una solitudine abitata”. Sul silenzio insiste anche fra Luigi Lavecchia, mentre Carozza compone un mosaico – impressionante per precisione e completezza – delle mille citazioni del deserto nel testo biblico. In tutti i nostri autori, in realtà, il tema si veste di raggi di luce diversa, mostrando tutta la sua criptata ricchezza.

Anche Francesco nostro ha amato il deserto, non quello della Palestina o della Tebaide, piuttosto un deserto di silenzio tra le fronde delle querce della dolce Umbria e della Toscana, tra i boschi del Subasio e quelli della Verna, tra le valli mirate dall’alto e le fessure delle rocce tra le quali s’immergeva a pregare per ore, pensando di esser racchiuso nel costato di Cristo, lui figlio del mercante, divenuto colomba dell’Altissimo.

Venne anche a Francesco il dubbio se non dovesse vivere solo in questo modo, eremita nel silenzio, anticipando il Paradiso nella contemplazione del suo Signore. Sorella Chiara e fra Silvestro, tuttavia, gli manifestarono la volontà di Dio, che stesse tra gli uomini e il loro brusio a volte molesto, dopo aver riempito il cuore nell’orazione silente. Annunciare il Nome di Gesù Salvatore è un imperativo irrinunciabile.

Lo sa bene il direttore di TV 2000, la TV dei Vescovi italiani, e della loro InBlu Radio, Vincenzo Morgante, che ha rilasciato un’intervista per la nostra rivista. Bonum est diffusivum sui – Il bene si diffonde da sé. I Mezzi di comunicazione di massa devono essere usati dalla Chiesa ad ogni livello, per diffondere l’unico Vangelo della salvezza in ogni lingua e in ogni cultura, sposandolo con le situazioni concrete delle persone e delle comunità. Ahimè, purtroppo a volte ci si ferma al devozionismo fuori dal tempo, disincarnato dalla Storia. Ma questo è un altro numero de L’Amico. La Pasqua ci veda dissetati nel nostro spirito dal deserto quaresimale, pronti a gridare a tutti la gioia del Signore risorto. Dal suo costato sgorgano i fiumi d’acqua viva da offrire al mondo intero.  Il mondo intero … è questa infine “la parrocchia di Gesù”, molto più ampia delle nostre parrocchie mentali. Lo ha detto Lui: “Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni […] fino agli estremi confini della terra” (At 1,8).


© Antonio Belpiede - all rights reserved

 


(Fonte: L'AMICO DEL TERZIARIO)

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